mercoledì 22 maggio 2013

Ferito - Percival Everett

IL LIBRO IN PILLOLE: Imperdibile!! (5*)

Vi capita mai di leggere nemmeno sei righe di un romanzo e capire subito che finirete per amarlo, per sentirne la mancanza quando non lo state leggendo, di soffrire immensamente una volta terminato?
Mi è successo con "Ferito"..
Sono duecento pagine, ma me lo sono "conservato" per due settimane buone.. Un  capitolo al giorno, se mi andava bene, altrimenti digiuno forzato!
Agogno questo libro da sempre, saranno anni che lo avevo in wish list! Però non so, il prezzo mi ha fatto sempre tentennare, e il fatto che lo dovessi per forza prendere su Amazon perché a Feltrinelli non c'era mai mi rallentava ulteriormente. Ebbene, poche volte sono stata COSI' felice di aver speso 16 euro!!!
(Ho una notizia formidabile, però: è stato pubblicato in edizione economica dalla Beat da qualche mese.. Quindi non so, dovesse "per sbaglio" capitarvi sott'occhio.. Dategli una chance!)

Dunque.. Cosa ha di speciale questo libro per avermi fatto innamorare?
Sarò sincera, non credo di saperlo descrivere o focalizzare. Forse il modo di scrivere di Everett, che è delicato, lieve, pacato ma allo stesso tempo deciso, incisivo.. (Non chiedetemi come è possibile unire le due cose, ma a me è arrivata questa duplice impressione.. L'ho detto, in fondo, che non ero in grado di descrivere perché mi sia piaciuto!).
Mi ha trasmesso una sorta di calma serafica, di benessere interiore..
Per di più è una storia toccante, giusto per non farsi mancare nulla!
Magari invece mi ha conquistato la storia e l'ambientazione: il Wyoming 'selvaggio' in cui il razzismo verso i neri e verso gli omosessuali dilaga.
O forse il merito è di John Hunt, protagonista e narratore: fa venire voglia di lasciare la propria città, trasferirsi in Wyoming e prendersi cura dei cavalli. E' quello che fa lui, ed è maledettamente bravo, nel farlo.. Giuro che se fossi stata un pizzico meno razionale (e un pizzico più ricca), sarei uscita di casa e mi sarei comprata un cavallo..
La cosa bella in John è che non è perfetto, ma illogicamente (me ne rendo conto) nella sua imperfezione appare perfetto. Un amico, una persona buona, giusta, dolce.. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo!

Che poi, guardando il romanzo in modo analitico, probabilmente tutto questo amore e questa tenerezza sono spropositati: quando mi riprendevo dalla mia tranche di adorazione, mi accorgevo ch i dialoghi a volte erano un po' sterili (però se mi chiedeste a bruciapelo come sono i dialoghi, vi risponderei "vivi"!), alcune cose succedono un po' in sordina senza background e alcuni elementi inseriti secondo la nota legge del "A-cavolo-di-cane".
Però niente, mi ha conquistato!!

La quarta di copertina, che ho letto alla fine del libro, recita: "la narrativa è un mezzo, e che qui la suspance non è tanto data da ciò che il lettore non si aspetta che accada, ma dal fatto che accada ciò che il lettore sa perfettamente debba accadere." Mi ha colpito tantissimo, questa frase! Verissima, tralaltro: nel romanzo c'è un senso di attesa e quasi di angoscia per ciò che accadrà.. :')

Tralaltro ho detto di essermi mangiata le mani alla scoperta dell'uscita in edizione economica del libro, ma non è propriamente vero: l'edizione Nutrimenti è meravigliosa, con una copertina in brossura ruvida e un'immagine altamente suggestiva.. In più le pagine del libro sono lisce, spesse e bellissime. Insomma, questo libro è anche una gioia per gli occhi!

"Guarda dove vai, negro", ha detto quello.
Io sono bello che cresciuto e ho una buona capacità di autocontrollo, così l'ho ignorato e sono andato alla Jeep.
"Ho detto: 'Guarda dove vai, negro'.", ha ripetuto e mi ha rifilato una manata alla spalla.
Non mi sono disturbato a spiegare a quella creatura deforme che aveva scelto l'uomo sbagliato nel giorno sbagliato per dire la cosa sbagliata. Se l'avessi fatto, forse non sarebbe rimasto così sorpreso dal sinistro fulmineo che ho fatto partire.



Trama Qualcosa sta per accadere – la consapevolezza di questa tensione è l’ossatura del libro – perché nulla accade mai a Highland, Wyoming, profondo e gelido West, dove un impenetrabile cowboy di mezz’età, uno tra John Wayne e Gary Cooper, vedovo, laureato in Storia dell’arte con una passione per Klee, Kandinskij e le caverne, vive la sua appartata quotidianità fatta di giornate che iniziano alle cinque e trenta, un centinaio di chili di merda di cavallo da spalare, cavalli difficili da addestrare, un cucciolo di coyote con tre zampe da curare. Perché la comunità locale, compresi gli amici del protagonista, apostrofa con pesanti epiteti il ragazzo gay scomparso? È l’intolleranza bruta che permea il doppio fondo dell’etica individuale, una reazione che ricorda da vicino i cartelli ("Dio odia i froci", "Cambiate o bruciate") imbracciati da migliaia di persone comuni nelle contromanifestazioni “per ristabilire i princìpi etici” dopo il tragico omicidio del giovane Matthew Shepard nel 1998.

4 commenti:

  1. bella recensione sere..dev'essere un libro che merita..se lo dici tu mi fido..io oggi avrei bisogno di calma interiore dato che il cell muore dopo soli 4 mesi di vita e se le mie maledizioni scendono......speriamo di no perchè si dice tornino indietro...
    non fanno più i cell di una volta indistruttibili..ho un nervoso ma un nervoso

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    1. :')
      Noooo come è morto?! Che è successo??

      Questo libro comunque aiuta lo zen.. :DD

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  2. Questo libro mi piace proprio e lo metto subito in wishlist...il tema trattato mi interessa sempre tanto e non posso lasciarmelo sfuggire ^-^ e l'ambientazione ha il suo fascino, eh!
    Bella recensione, come sempre ;-)

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    1. ^^ Grazie Monia :**

      L'amientazione mi ha davvero colpito.. Particolare, abbastanza insolita, bellissima!!!

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